LIBRI E GIOCHI

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Giulia Caminada, Ritratto fotografico di una comunità, Un paese in posa

Silvana Editoriale, 2017

 

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Giulia Caminada, La storia dei Fit Fucc di Canzo

in Quaderni Erbesi, Museo Civico di Erba, 2015

In questo articolo è narrata la storia del gruppo folkloristico Fit Fucc – Firlinfeu di Canzo, nato negli ani ‘3o del Novecento. viene illustrato il loro abbigliamento e vengono elencate – accompagnate da una breve spiegazione – le danze che fanno parte del loro repertorio.

Here is reported the story of the folk group Fit Fucc – Firlinfeu of Canzo, founded in the 30s of the Twentieth Century: the article describes the clothing of the members, their musical repertoire and dances.

 

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Giulia Caminada, Storia di una speràda.

La raggiera dei Firlinfeu di Pusiano in ventun  scatti

in Quaderni Erbesi, Museo Civico di Erba, 2013.

Questo articolo è un viaggio in trentasei scatti nel mondo della speràda, la ricca e articolata acconciatura femminile a raggiera che veniva ancora usata nella Lombardia contadina dei primi del Novecento. Il tentativo di dare nuova vita all’ornamento attraverso la ricostruzione fotografica dei gesti che hanno forgiato, negli anni Ottanta,  quelle del Gruppo Folcloristico “Firlinfeu” di Pusiano, in provincia di Como. Una struttura posticcia, ormai, fissata a una crocchia all’altezza della nuca, espressione di un suo nuovo significato.

This article is on a trip to thirty-six shots in the world of speràda, a rich and articulate women’s hairstyle in a radial pattern that was still used in the rural Lombardy of the early twentieth century. The attempt is to give new life to the ornament through the photographic reconstruction of gestures that  forged, in the 1980s, The Folk group “Firlinfeu” of Pusiano, in the province of Como. An artificial structure, now set at a bun at the nape of the neck, that is expression of a new meaning.

Giulia Caminada, Storia di una speràda, Museo Civico di Erba 2013

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 Giulia Caminada,  La donna lombarda nella cultura popolare dal ‘600 all”800

TI, 2013

“Un bellissimo testo ricostruisce il ruolo storico della donna lombarda, detentrice del sapere tradizionale, forte nella fatica quotidiana, perno della famiglia e, da anziana, regiùra”.

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Giulia Caminada, La speràda: un ornamento popolare risemantizzato, TI 2013

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Archivi di Lecco e della Provincia, Atti del Convegno Lingue ritrovate, 2012

Giulia Caminada, Vocabolario del dialetto di Barni. Storia dell’autoritratto (linguistico) del paese

In Lingue ritrovate. Dire, fare, parlare, con e sui dialetti

Atti del Convegno del Centro di Cultura Aldo Paramatti, Lecco 22 ottobre 2011

Cattaneo Editore, 2013

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Giulia Caminada, Vestiario popolare lariano

Nodo libri,  2011

La tematica del costume o dell’abbigliamento tradizionale ha acquisito negli ultimi decenni un suo interesse specifico anche se si fa spesso fatica a distinguere fra abito e costume, la tradizione è perduta e manca – o se ne ritrova in scarso numero – la materia prima, i vestiti. Il costume è un tratto culturale fortemente influenzabile e nuovi elementi possono essere introdotti secondo i modi e le vie più diversi. Quindi la storia del costume dovrebbe essere fatta soltanto con i costumi, gli oggetti che si toccano. Mi è sembrato però utile, all’interno di questo contesto, fornire una piccola guida nell’ambito di quello che è il costume lombardo. Con il presente lavoro di ricerca, cercando di raccogliere le idee per una storia del costume popolare lariano, mi sono resa conto di quanto sia oggi difficile affrontare la questione ma ho trovato materiali molto interessanti in riferimento alla tematica di nostro interesse, alcuni dei quali presento in queste pagine. Con questo volume tenterò di costruire una piattaforma di base che apra a futuri lavori di ricerca, cercando di rispondere a una domanda fondamentale, quella inerente quale immagine dell’abbigliamento tradizionale contadino lariano ci è stata comunicata dal passato. La risposta che cercheremo di dare non ha la pretesa di essere esaustiva, ma vuole costituire una riflessione storica – in rapporto a un’area specifica – su una tematica inesplorata e poco conosciuta quale quella del vestiario popolare lariano tra Ottocento e Novecento del ventesimo secolo, un periodo che ha visto il progressivo disuso dei costumi popolari stessi.

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Giulia Caminada, Toponomastica delle Lombardia

Mursia, 304 pagine

Una panoramica sostanziosa delle indagini riguardanti le origini della maggioranza dei nomi geografici della Lombardia. Un’introduzione alla toponomastica lombarda nella sua completezza comparativa, dopo molti lavori a livello comunale e provinciale e a distanza di molto tempo dall”unico dizionario completo tuttora esistente, quello dell’Olivieri. Esperti, tra i più noti e accreditati di ogni area regionale, autori di opere e contributi specialistici, hanno descritto il volto toponomastico di ogni provincia lombarda a partire dall’etimologia del nome del capoluogo, visto nella complessità delle possibilità genetiche, dei borghi componenti e delle ascendenze storico-culturali. È poi la volta dei toponimi delle altre città e cittadine analizzati secondo la specificità di ogni paese. Vengono prese in considerazione anche le realtà dell”universo idrogeologico e passati in rassegna i nomi dei fiumi che, spesso, a loro volta hanno avuto un ruolo di primo piano nell’origine dei toponimi. Ne emerge un quadro affascinante delle matrici culturali, istituzionali e storiche che hanno fatto da sigillo mnemonico e affettivo agli svariati nomi con cui le nostre genti hanno battezzato, definito e richiamato nel passato e nel presente i caratteri e l’identità dei luoghi lombardi.

Giulia Caminada, Toponomastica lariana. Il sostrato ligurehttps://www.reteitalianaculturapopolare.org/archivio-partecipato/item/1308-toponomastica-lariana-il-sostrato-ligure.html

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 Giulia Caminada, Lasnigo tra scritti e memorie

Comune di Lasnigo, 2008, 97 pagine

Il libro è un approfondimento di un lavoro svolto dal settembre 2007 al dicembre 2008 da due classi della Scuola Media di Asso. Raccontano il viaggio fatto dai ragazzi delle classi II B e II C (alla fine del lavoro ormai classi terze) alla ricerca delle piccole cose, preziose tracce della cultura e dello spirito di un luogo che Lasnigo ancora conserva. È un viaggio nello spazio, tra le vie del piccolo paese di Lasnigo in Vallassina, ed è un viaggio nel tempo, lungo la linea immaginaria che dai tempi più antichi giunge fino al XXI secolo. Zaino in spalla, macchina fotografica, quaderno per gli appunti, fermata dell’autobus e Lasnigo svela segreti e bellezze nascoste da raccontare poi su quaderno e grandi cartelloni: questo, in sintesi, il lavoro svolto. Ad ogni viaggio seguivano incontri tra le classi che facevano emergere non un paese invisibile o inventato, ma un paese reale e concreto. Che tutti conoscono ma che pochi vedono, che tutti percorrono ma nessuno guarda. E che nessuno ascolta. Per le classi che vi hanno lavorato è stato essere dentro un progetto e il momento dell’analisi creativa di un progetto è l’assimilazione dei contenuti. Così ci siamo impregnati di Lasnigo e della sua storia e l’abbiamo fatto ricercando e ascoltando chi ci parlava del paese: le persone che il paese l’hanno vissuto sin dalla più tenera età e gli scrittori che da centinaia di anni a questa parte hanno scritto qualcosa sul paese stesso. Certo, perché Lasnigo un libro che raccontasse la sua storia non l’ha e noi abbiamo provato, con questa ricostruzione bibliografica, a cercare di parlare di Lasnigo attraverso alcuni scritti che, in anni più o meno recenti, l’hanno preso in considerazione. Quelli per lo meno più conosciuti. Il libro è una rielaborazione approfondita degli argomenti trattati in classe con i ragazzi e propone diversi livelli di lettura: quello tradizionale, della ricostruzione bibliografica con svolgimento logico degli argomenti e quello delle immagini, con vecchie fotografie ritrovate o fatte per il libro dal Gruppo Immagine di Pusiano. Abbiamo così raccolto un intreccio d’informazioni che accostate una dopo l’altra formano una nuova unità. Una prima riflessione per la storia di Lasnigo che deve ancora essere scritta, scavando in primo luogo negli archivi comunale e parrocchiale. Il lavoro ha mosso da un’indagine che potenzialmente ha un grande valore scientifico per giungere ad un obiettivo principalmente didattico. Non è facile conciliare queste due dimensioni ma, in fondo, quello che il laboratorio intende trasmettere è l’importanza di un adeguato rispetto, che si traduce in una divulgazione seria e approfondita, del materiale raccolto con impegno da parte dei giovani allievi. Con questo libro vogliamo restituire quest’esperienza agli studenti della scuola media di Asso e alle loro famiglie, ai bambini e ai ragazzi che ogni giorno percorrono il nostro territorio senza più saperlo guardare, alla comunità di Lasnigo, a quanti si ritrovano nel nostro progetto e apprezzano le metodologie di collaborazione scuola-territorio: per aver cura dei luoghi di appartenenza, per migliorarli e per restituire agli individui lo statuto di cittadinità.

Vocabolario del dialetto di Barni di Giulia Caminada, Marco Fioroni, Francesca Gilardoni a cura di Gabriele Iannaccaro e Vittorio Dell’Aquila. Anno di pubblicazione 2007. Il vocabolario, completo di etnotesti, è il risultato di una rilevazione linguistica condotta in collaborazione con un gruppo di ricercatori locali, attraverso interviste, raccolta di documenti, immagini, incontri e la rielaborazione complessiva del materiale. Il vocabolario si attiene, anche per la trascrizione dei lemmi, alla percezione che del proprio dialetto ha la comunità interessata.

Giulia Caminada, Vocabolario del dialetto di Barni

Provincia di Como, 2007, 373 pagine

Molteplici sono i vocabolari dialettali fioriti negli ultimi decenni al di qua e al di aà dell’arco alpino. Le ricerche in ambito linguistico ed etnografico coordinate dalla Provincia di Como nascono nel 2001 con la collaborazione con l’Istituto di Dialettologia e di Etnografia della Valtellina e Valchiavenna (IDEVV). E’ lo stesso Bracchi – al Convegno di Cernobbio del marzo 2002 – a tenere a battesimo l’Istituto Comense per il Dialetto e le Tradizioni (ICDT), sezione di lavoro dell’Ufficio Cultura stesso, e a ricordare come il centro comense di cui si dava ufficialmente l’annuncio di apertura prendesse il nome significativo di Istituto Comense per la dialettologia e le tradizioni popolari. Tra i relatori e gli invitati, alcuni appartengono al Centro di Dialettologia e di Etnografia della Svizzera Italiana, altri all’IDEVV. Fra gli obiettivi un futuro e auspicato Dizionario delle parlate comasche che, accanto all’aspetto linguistico, considerasse anche quello etnografico: non la compilazione di un lemmario che elenchi la voce dialettale affiancata dalla nuda glossa, ma la parola immersa nel proprio amalgama culturale, nel suo insieme vivo che si colloca entro un arco di tempo che conosce crescite e declini, in mezzo a tutte le cose che mutano portate alla deriva dal fiume dei secoli. Da qui al progetto Barni 2004: autoritratto (linguistico) di un paese, il passo è breve. Del 2003 è l’incontro con Gabriele Iannaccaro e Vittorio dell’Aquila, rispettivamente docente di sociolinguistica dell’Università Statale di Milano-Bicocca e del Centre D’Etudes Linguistiques pour l’Europe (CELE) e ricercatore all’Università di Vasa in Finlandia e del CELE, e la successiva definizione dell’obiettivo: il Dizionario linguistico ed etnografico del paese di Barni. A tale scopo si è costituito un gruppo di ricerca locale coordinato da Giulia Caminada e, dal maggio 2004, gli abitanti del paese sono stati coinvolti nella raccolta e nello studio delle espressioni materiali e spirituali della civiltà locale e delle testimonianze culturali quali leggende, usi religiosi, ciclo della vita, ciclo dell’anno. Oltre alle parole, la ricerca – che è durata due anni – è stata attenta a raccogliere classificare anche le espressioni linguistiche della comunità. I proverbi, i paragoni standardizzati, eventuali gerghi o usi gergali, testi nelle varietà locali, etnotesti orali con metodologie legate all’esperienza della scuola Wörter und Sachen (WuS).

 

Giulia Caminada, CartaCantaCantù, Mappa sonora, Città di Cantù

CartaCantaCantù mappa sonora della città e gioco da tavolo

Luigi Berardi, Giulia Caminada, Arianna Sedioli

Comune di Cantù e Istituto Ipsia Ripamonti di Como, 2007

CartaCantaCantù è un progetto fra arte, suono e pedagogia. Nasce nel 2007 dalla collaborazione fra Giulia Caminada e Arianna Sedioli, ricercatrice nel campo dell’educazione al sonoro e Luigi Berardi, artista che realizza opere di interazione sensibile con il paesaggio.

Il progetto ha visto la collaborazione con le scuole canturine attraverso attività di ricerca sul territorio locale e attività di laboratorio con percorsi di ricerca, espositivi e installazioni che hanno incontrato bambini, ragazzi, genitori e insegnanti. Il progetto è diventato una mostra presso il CLAC di Cantù.

 

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 Giulia Caminada, Lombardia. Introduzione a una didattica dei territori. 1

Regione Lombardia, 2003

Giulia Caminada, L'of del dì de Natal,  Provincia di Como, NodoLibri_540x768

Giulia Caminada, L’öf del di de Natal

Nodo libri, 2003, 109 pagine

Cosa può significare all’inizio del terzo millennio parlare di dialetto, pensarne il recupero, organizzarne gli studi? C’è chi sogna una lingua unica, soprattutto, in un’era che sempre più qualcuno vorrebbe globale, ma è forse proprio considerando questo aggettivo che non ci si può non scontrare col locale, con la piccola patria che dà certezze e dove le radici sono per molti, forse, ancora ben salde. E L’öf del dì de Natal,  testo di lingua e cultura locale rivolto a bambini e ragazzi della scuola di base, sembra raccogliere proprio questa sfida che diventa tanto più importante, quanto ad esserne coinvolto è il sistema formativo e scolastico del territorio.

Le lingue locali sono ciò che danno l’idea di comunità perché riconoscono ambiti di radicamento e di espressione che si fondano sulla conoscenza e sul rispetto delle differenze, in un’epoca dove l’acquisizione di competenze e conoscenze informatiche e comunicative, se rimangono esclusivamente tecniche, non ci mettono al riparo dalla perdita di quell’identità culturale che ha intessuto  le abitudini, i punti di riferimento, i valori tipici dei territori, tanto da porsi quale elemento di senso per i loro abitanti. E la conoscenza della particolare struttura della propria comunità e   della  consistenza  delle proprie radici può diventare  un modo equilibrato di aprirsi e rapportarsi con la globalità del sapere, approfondendo e riflettendo la storia e la  cultura della propria terra,  intesa come matrice educativa e culturale. Ma questo non basta. E’ sempre più necessaria una sostanziale autonomia degli istituti scolastici finalizzata alla creazione di un sistema scolastico integrato, più aderente ai modelli socio-economici locali, con il concorso delle forze sociali, per dare una maggiore identità socio-territoriale alle strategie educative.

La scommessa che sorge a inizio millennio è proprio quella di tentare di avviare una Scuola espressione di comunità aperte, abitate cioè da popoli e culture specificamente differenti ma positivamente inserite in una dialettica del confronto quale costruttivo motore di storia per tutta l’umanità.

Giulia Caminada, Le terre del Lario e del Ticino dalla parte dei bambini, Silvana Editoriale, 2001_531x768

Giulia Caminada, Le terre del Lario e del Ticino dalla parte dei bambini

Silvana Editoriale, 2001

Il progetto  ha coinvolto le scuole del territorio in riferimento alla didattica della cultura locale ed è iniziato nel 2000 grazie alla volontà della Provincia di Como e del Canton Ticino, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale.

Il libro racconta quest’esperienza e raccoglie gli elaborati delle scuole, le riflessioni dei dirigenti scolastici della scuola comasca e ticinese fatte nella tavola rotonda di Villa Gallia, sede della Provincia di Como, nel marzo 2001, nonché i contributi del primo corso di formazione, tenutosi nello stesso anno presso il Museo Civico di Como.

Il libro vuole restituire questa esperienza, lo scambio e il senso, non come registrazione fedele, ma come traduzione e sintesi, messa in forma di un percorso, con l’intento di preservare e di indicare, di alludere il tracciato, la trama di un’esperienza vissuta. Ripercorre questo itinerario, conservandone sostanzialmente l’ordine, cercando di restituire quanto più possibile ciò che resta comunicabile, ciò che è stato reso comunicabile in forma verbale in incontri la cui profonda cifra formativa e di elaborazione culturale è soprattutto un resto affidato al tempo e al dominio interiore del gruppo e dei membri di esso che li hanno resi possibili. Il volume, curato da Giulia Caminada, raccoglie testi di Ettore A. Albertoni, Giulia Caminada, Roberto Ritter, Mirko Guzzi, Lanfredo Castelletti, Gilberto Oneto, Sergio Lazzarini, Bruno Fasola, Tazio Bottinelli. Prefazione di Letizia Moratti.

 

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